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Una proposta di lavoro: la città. Non
ho ancora capito chi legge questi mini editoriali sul nostro
“gazzettino” virtuale: pochi, pochissimi, infatti, sono stati i
riscontri ed i contatti. Ed
allora vorrei capire di più. Anche
per conoscervi e conoscerci. Desidero,
pertanto, utilizzare questo spazio, che la nostra ANAF mi/ci accorda,
per proporvi non più un pensiero, una nota di cronaca, un augurio ma un
lavoro più serio, fatto di riflessione e di messe a fuoco. Di
volta in volta mi permetterò di darvi lo spunto. Voi me lo restituirete
con un contrappunto di parole o di immagini che, auguro, giungerà
puntuale ed armonioso si da capire insieme
di cosa si nutre il nostro sguardo, di cosa è fatta la nostra
passione. E
così potremmo trovare pure le tracce del sentiero che ci porterà oltre
quella soglia che giocoforza dobbiamo attraversare se vogliamo uscire,
noi per primi, dal
labirinto dove la fotografia si trastulla senza capire di essere stata
messa in prigione. Il
tema che vi propongo, cari amici, è la città, la vostra, quella
visibile e quella rivelata dal vostro occhio. La città costruzione
dell’uomo, fatta a misura delle sue speranze e delle sue disperazioni,
ma da dall’uomo pur sempre creata per vivere e ricordare. Una verifica
dello spazio fotografico, insomma. Poi faremo quella del tempo. E
per questo nostro primo appuntamento trascrivo una forte dichiarazione
del grande architetto Giovanni Michelucci. Prendetela come il cosiddetto
“la” per il nostro futuro lavoro che confido sarà ben accordato e
temperato. “Se
io campassi altri novantanove anni, mi basterebbero appena per
rincorrere questo sogno, quest’idea, questa cosa: la città! Non la città che si disfà, che urla,
che fa le cose più stupide del mondo. Ma una vera città, perché la
città è un’altra cosa … La città esplode dall’animo, è una
preghiera. La nascita di una città è una preghiera, una preghiera
meravigliosa a chi? Al mondo, al mondo che c’è attorno … Vi
lascio la mia e.mail:
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