ottobre 2003



 

Una foto prima di sparire
 

Il quotidiano “La Repubblica, giorno 19 settembre, riporta un articolo pubblicato sul Washington Post dove si parla di uno strano progetto affidato sostanzialmente allo strumento fotografico.

In Cina, l’avanzare ed il progredire di modelli di vita e di comportamento fortemente legati alla modernità ed al cosiddetto progresso ha spinto le popolazioni dell’interno, faticosamente dedite all’agricoltura, all’abbandono di secolari forme e stili di vita sicché, lentamente ma inesorabilmente, si è perduta la capacità di parlarne, dimenticandone nomi e segni.

L’organizzazione americana “Nature Conservancy” ha pensato, allora, col Progetto Photovoice, di dare visibilità a ciò di cui si è dimenticato il nome e di cui, quindi, non si sa e non si può parlare.

Consegnando agli abitanti dei villaggi, mese dopo mese, una semplice macchinetta fotografica, ha chiesto loro di uscire fortemente dall’oblio ritraendo ciò di cui è scomparsa la memoria, quasi un tentativo di sconfiggere la morte per oblio.

Le immagini realizzate parlano di mille difficoltà, non ancora del tutto superate, e di un benessere che stenta ad arrivare; parlano di fatiche enormi e di distanze culturali che saranno superatei solo con l’abbandono.

Ma, a Shangai come nelle città dove queste fotografie semplici e spontanee sono state messe in mostra, altri cinesi, già pronti a venerare le vecchie divinità di un sempre più vicino Occidente, commentano le immagini come qualcosa di cui avere nostalgia, retaggio del buon tempo antico, che, in effetti, conoscono solo per un vago sentito dire e che ora hanno sotto gli occhi solo per la capacità che altri hanno avuto di vedere e di ricordare.

Buon tempo antico, saggia virtù dei vecchi? Peccato che la ricerca fosse nata come documentazione per testimoniare che settecento milioni di cinesi assistono alla morte per oblio della loro comunità che va estinguendosi senza storia, né radici, né dignità.

Ma, e vengo al perché di questa nota, non è anche la nostra fotografia domenicale un “museo d’ombre” tutto da rivisitare alla luce della memoria dei nostri padri e dello stupore (quando c’è) dei nostri figli?

 


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