Una foto
prima di sparire
Il
quotidiano “La Repubblica, giorno 19 settembre, riporta un articolo
pubblicato sul Washington Post dove si parla di uno strano progetto
affidato sostanzialmente allo strumento fotografico.
In
Cina, l’avanzare ed il progredire di modelli di vita e di
comportamento fortemente legati alla modernità ed al cosiddetto
progresso ha spinto le popolazioni dell’interno, faticosamente dedite
all’agricoltura, all’abbandono di secolari forme e stili di vita
sicché, lentamente ma inesorabilmente, si è perduta la capacità di
parlarne, dimenticandone nomi e segni.
L’organizzazione
americana “Nature Conservancy” ha pensato, allora, col Progetto
Photovoice, di dare visibilità a ciò di cui si è dimenticato il nome
e di cui, quindi, non si sa e non si può parlare.
Consegnando
agli abitanti dei villaggi, mese dopo mese, una semplice macchinetta
fotografica, ha chiesto loro di uscire fortemente dall’oblio ritraendo
ciò di cui è scomparsa la memoria, quasi un tentativo di sconfiggere
la morte per oblio.
Le
immagini realizzate parlano di mille difficoltà, non ancora del tutto
superate, e di un benessere che stenta ad arrivare; parlano di fatiche
enormi e di distanze culturali che saranno superatei solo con
l’abbandono.
Ma,
a Shangai come nelle città dove queste fotografie semplici e spontanee
sono state messe in mostra, altri cinesi, già pronti a venerare le
vecchie divinità di un sempre più vicino Occidente, commentano le
immagini come qualcosa di cui avere nostalgia, retaggio del buon tempo
antico, che, in effetti, conoscono solo per un vago sentito dire e che
ora hanno sotto gli occhi solo per la capacità che altri hanno avuto di
vedere e di ricordare.
Buon
tempo antico, saggia virtù dei vecchi? Peccato che la ricerca fosse
nata come documentazione per testimoniare che settecento milioni di
cinesi assistono alla morte per oblio della loro comunità che va
estinguendosi senza storia, né radici, né dignità.
Ma,
e vengo al perché di questa nota, non è anche la nostra fotografia
domenicale un “museo d’ombre” tutto da rivisitare alla luce della
memoria dei nostri padri e dello stupore (quando c’è) dei nostri
figli?
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