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Si
è conclusa positivamente, pare, la vicenda delle due Simona, liberate
dopo tre settimane di prigionia. Pare
che non siano stati commessi ulteriori atti di violenza oltre il
sequestro, ed ora tocca alla politica valutare ed interpretare quanto
accaduto. Il
mese di settembre, anno dopo anno, si conferma così sempre più
tragico: stavolta era iniziato con la tragedia di Beslan. Ricorre,
in queste martoriate circostanze, la presenza dello strumento
fotografico o videofotografico. I
terroristi riprendono la loro stessa crudeltà oltre il dramma dei loro
ostaggi. Cassette
video, foto digitali circolano per il web creando altro stato
d’allarme e di disagio. E
nel libero stato del web tutti possono vedere le scelleratezze del
genere umano, gli effetti d’una bomba intelligente come quelli d’una
decapitazione. I
giornalisti si sono schierati a favore e contro la pubblicazione delle
immagini. Il dibattito, come sempre, è stato forte e motivato. I Illustri
firme della carta stampata, Severgnini, Feltri, Ferrara, Zambonini,
hanno chiarito le loro posizioni, pro e contro, ma tutti, alla fine,
sembrano avere ragione. Al
muro o alla gogna, come sempre, la fotografia (come ai tempi del mortale
incidente di Lady Diana). In
molti dimenticano quante volte una buon’immagine abbia spinto verso la
pace, verso la tolleranza, verso l’incontro. Ci
riguardano questi problemi? Oppure no, atteso che siamo fotoamatori
disinteressati ed “onesti per costituzione”? Pensate
che bisogna essere risoluti nel guardare? Anche a costo di fare il gioco
di chi vuole terrorizzarci? Oppure occorre capire come difenderci da
queste strazianti immagini? Si,
credo proprio che dobbiamo scovare qualche cosa dentro di noi e non
cercarla dentro quelle immagini. Bisogna
trovare quella dose di coraggio che è dentro di noi e, poiché non
possiamo impedire di fotografare, coraggiosamente “guardare il mostro
negli occhi”. Vedremo,
allora, non una fotografia ma gli occhi d’un uomo che non vuol più Occorrerà,
quindi, rivivere consapevolmente i momenti più alti della nostra umanità
ed esibirli, rappresentarli per schiacciare l’orrore e dire fine alla
tragedia. Con
il poeta Vincenzo Cardarelli “piano, piano, i minuti vissuti /
fedelmente li ritroveremo. / Coraggio guardiamo”.
Pippo
Pappalardo
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