novembre 2003



 

A proposito di Fotografia ed Enciclopedia
   

Giunge in edicola, come prezioso gadget a pagamento, volume dopo volume, nientemeno che un’Enciclopedia.

E’ finito, a quanto pare, il tempo delle enciclopedie comprate a rate e relegate, ben presto, all’uso d’arredo domestico.

Oggi si comprano insieme al giornale e si leggono pure in tram.

Io ho comprato il volume con la lettera “f” per cercarvi la voce ……. fotografia.

Avevo compulsato le enciclopedie della mia giovinezza per leggervi la voce fotografia e le voci dei singoli “eroi” di questa disciplina ma con scarsi e mortificanti risultati.  Nelle cosiddette tascabili l’accenno era addirittura “microscopico”, ammesso che c’era.

Ho dovuto consultare il supplemento Treccani per incontrare Bertelli ed una nota esaustiva sulla fotografia intesa come arte, comunicazione, linguaggio; dei singoli fotografi, però, neanche l’ombra

Si salvava l’Enciclopedia Garzanti dell’Arte (edizione 1972, aggiornata nel 1986); ma già, in occasione della sua apparizione, il compianto Renzo Chini polemizzava con Roberta Valtorta per il criterio utilizzato nell’individuazione dei fotografi e delle correnti nonché per la pochezza, o assenza, delle voci esplicative di molti termini tecnici.

A distanza di sedici anni stentiamo a credere ai nostri occhi: in un’enciclopedia che si presenta “popolare” (anche se  tale, in effetti, non è), il fenomeno fotografia è ampiamente trattato in tutti i suoi molti aspetti con gli appositi rimandi alle correnti, alla storia dell’arte, alla sociologia della comunicazione, alla specificità del linguaggio, agli aspetti tecnici, alle biografie degli autori. Non è moltissimo ma è tanto rispetto a tante altre pubblicazioni talune corredate di cd interattivi.

Cos’è cambiato? Tanto, tantissimo.

Molto semplicemente la fotografia si è meritata, alfine, quel rispetto che le si doveva.

Invero, abbiamo sempre più bisogno di uno “specchio con la memoria”. Mi domando, però, di chi sia stato il merito della sempre più frequente registrazione della “voce” ed in forma sempre più attenta e problematica.

Vi lascio la domanda.                                             

                                                                                                       Pippo Pappalardo

 

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