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Dicembre è arrivato ed anche
quest’anno, il 2005, se ne va. Non intendo fare bilanci. Quel che è
stato fatto è stato fatto e quel che resta da fare lo faremo
nell’anno nuovo. E’ importante però capire cosa
veramente abbiamo fatto di buono, di nuovo. E’ necessario capire dove sta la
crescita della famiglia ANAF. Tante volte abbiamo parlato di lei come
di una famiglia, ma anche come di un movimento d’idee fotografiche,
quasi un’officina. Ed allora dobbiamo guardare ai prodotti
di quest’officina, di questo laboratorio. E non solo ai manufatti, ovvero i libri,
i diaporami, le mostre, i singoli fotogrammi che abbiamo realizzato, ma
anche alla qualità delle idee, alla novità delle proposte. E quindi all’onestà del nostro
sguardo, alla pulizia del nostro vedere, alla serietà del nostro
impegno. La Storia intorno a noi continua,
purtroppo, a disorientarci ed i vecchi criteri che adoperavamo per
capirla non sembrano più sufficienti. Dovremo, quindi, richiudere gli occhi ed
aprirli solo se avremo trovato una buona luce. Siamo consapevoli, infatti, che la Buona
Immagine è ancora capace di penetrare dentro gli animi e parlare agli
uomini di buona volontà. Umilmente, fuori dalle mode, dai
virtuosismi tecnici, dalla vanità dell’ultima reflex, torniamo alle
nostre origini ovvero a quel desiderio di pochi, felicemente pochi, che
si sono stretti insieme perché scontenti della solita fotografia, a
quel desiderio di diventare dei cavalieri dell’immaginario e motivare
con la nostra storia personale la necessità del nostro fotografare, a
quel desiderio di ricerca, di verifica, di confronto e di dialogo. Nel mito di Platone, uomini incatenati
dentro la caverna e con la schiena rivolta all’uscio vedevano riflessi
sulla parete davanti ai loro occhi le ombre del mondo esterno e
scambiavano le ombre con la realtà e del mondo reale si accontentavano
di un’idea formulata sulla base della loro limitata esperienza. Noi proveremo, invece, ad entrare nelle
grotte dove potremmo incontrare uomini in cerca d’uomini, e con questi
uomini le loro donne, che magari hanno da poco partorito un bambino che
adesso piange per il freddo e la fame e come la luce dentro i nostri
obiettivi fotografici altro
non chiede che d’essere
accolto. C’è capitata, ci capiterà
quest’occasione? Dov’è, ci sarà, la sua buona rappresentazione
fotografica?
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