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Dal
primo di gennaio, direbbe qualcuno. Ma
io non intendevo in senso temporale. Intendevo,
piuttosto, individuare e scegliere, il “posto” Incontri?
Ad
essere sincero ho rilevato pochissimi riscontri e scarsi contatti.
Quindi, niente incontri, ancorché, ad onor del vero, qualche amico mi
ha comunicato di certe consonanze
ed affinità per alcune mie riflessioni
e proposte. Forte
(e pesante) è ancora il silenzio e non riesco a mettere a fuoco quello
che una volta si chiamava “piano
d’incontro”. Ritengo
sia opportuno individuare questo spazio e questo tempo. In caso
contrario, dovrei verificare la necessità di questi editoriali che,
invero, dovevano risolversi in poche battute e, per mia colpa, sono
diventati qualcosa di più (e di peggio?). Questa
volta voglio tornare sull’amato tema del “paesaggio”, ma solo per
parteciparvi un momento di felicità vissuto in questi giorni di festa. Proveniente
dall’esperienza del Museo di Fotografia Contemporanea (Cinisello
Balsamo – Milano), edito da Lupetti, affettuosamente curato da Roberta
Valtorta, ritorna, a vent’anni di distanza, con tutto il senso della
memoria e della nostalgia, il “Viaggio in Italia” che il compianto
Luigi Ghirri seppe organizzare insieme a tanti altri amici, fotografi e
scrittori, per cercare di capire, spiegare, denunciare, il sincero
stupore che provava nel vedere il mondo attorno a sé. Il
libro, che mi ha accompagnato tra Natale e Capodanno (il titolo esatto
è “Racconti dal paesaggio:1984-2004 - A vent’anni da Viaggio in
Italia) ha rafforzato una mia convinzione che Valtorta così descrive:
“la possibilità di utilizzare la fotografia come strumento
intellettuale ed affettivo per entrare in relazione con la complessità
del mondo esterno e (così) tentare di raccontare le molte storie che in
esso sono tessute, in un continuo e sottile percorso di ricerca che
finisce con coincidere con l’esistenza stessa”. Tante
cose sognate e realizzate in ANAF mi sono, allora, tornate nella mente,
cariche di un sentimento intensamente provato e di una felicità
talvolta raggiunta grazie all’amico che ne ha trovato la giusta
rappresentazione o grazie alla compagna che ne ha razionalizzato con
semplicità la complessa percezione. Nel
libro si parla d’esperienze fotografiche, prima e dopo l’epifania di
Ghirri. Si fa memoria e poesia di persone e momenti che non intendono
essere dimenticati. Si verifica la bontà di quegli assunti teorici e di
quelle premesse che si ritennero necessarie per fare buona ricerca,
buona analisi, per passare, infine, dal guardare al vedere. E non solo a
parole. E
le testimonianze contenute nel testo, accompagnato anche da un DVD sono,
difatti, tutte belle e straordinarie. Ma
se vi ho parlato di tutto ciò è stato solo perché sogno per il nostro
sodalizio proprio la nascita del desiderio di verificare la necessità
della nostra fotografia, del nostro atteggiamento fotografico, di dire
chi siamo e perché siamo. A
volte mi capita di non saper rispondere a chi chiede il perché di certe
mie fotografie. Succede
anche a voi? Parliamone.
Cominciamo da qui? Buon
Anno, allora.
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