GENNAIO  2005




Da dove cominciamo?

 Dal primo di gennaio, direbbe qualcuno.

Ma io non intendevo in senso temporale.

Intendevo, piuttosto, individuare e scegliere, il “posto” 
od il tema dal quale o con il quale iniziare i nostri incontri mensili 
per l’anno 2005.

Incontri?

Ad essere sincero ho rilevato pochissimi riscontri e scarsi contatti. Quindi, niente incontri, ancorché, ad onor del vero, qualche amico mi ha comunicato di certe  consonanze ed affinità per alcune mie  riflessioni e proposte.

Forte (e pesante) è ancora il silenzio e non riesco a mettere a fuoco quello che una volta si chiamava  “piano d’incontro”.

Ritengo sia opportuno individuare questo spazio e questo tempo. In caso contrario, dovrei verificare la necessità di questi editoriali che, invero, dovevano risolversi in poche battute e, per mia colpa, sono diventati qualcosa di più (e di peggio?).

 Questa volta voglio tornare sull’amato tema del “paesaggio”, ma solo per parteciparvi un momento di felicità vissuto in questi giorni di festa.

Proveniente dall’esperienza del Museo di Fotografia Contemporanea (Cinisello Balsamo – Milano), edito da Lupetti, affettuosamente curato da Roberta Valtorta, ritorna, a vent’anni di distanza, con tutto il senso della memoria e della nostalgia, il “Viaggio in Italia” che il compianto Luigi Ghirri seppe organizzare insieme a tanti altri amici, fotografi e scrittori, per cercare di capire, spiegare, denunciare, il sincero stupore che provava nel vedere il mondo attorno a sé.

Il libro, che mi ha accompagnato tra Natale e Capodanno (il titolo esatto è “Racconti dal paesaggio:1984-2004 - A vent’anni da Viaggio in Italia) ha rafforzato una mia convinzione che Valtorta così descrive: “la possibilità di utilizzare la fotografia come strumento intellettuale ed affettivo per entrare in relazione con la complessità del mondo esterno e (così) tentare di raccontare le molte storie che in esso sono tessute, in un continuo e sottile percorso di ricerca che finisce con coincidere con l’esistenza stessa”.

 Tante cose sognate e realizzate in ANAF mi sono, allora, tornate nella mente, cariche di un sentimento intensamente provato e di una felicità talvolta raggiunta grazie all’amico che ne ha trovato la giusta rappresentazione o grazie alla compagna che ne ha razionalizzato con semplicità la complessa percezione.

Nel libro si parla d’esperienze fotografiche, prima e dopo l’epifania di Ghirri. Si fa memoria e poesia di persone e momenti che non intendono essere dimenticati. Si verifica la bontà di quegli assunti teorici e di quelle premesse che si ritennero necessarie per fare buona ricerca, buona analisi, per passare, infine, dal guardare al vedere. E non solo a parole.

E le testimonianze contenute nel testo, accompagnato anche da un DVD sono, difatti, tutte belle e straordinarie.

 Ma se vi ho parlato di tutto ciò è stato solo perché sogno per il nostro sodalizio proprio la nascita del desiderio di verificare la necessità della nostra fotografia, del nostro atteggiamento fotografico, di dire chi siamo e perché siamo.

A volte mi capita di non saper rispondere a chi chiede il perché di certe mie fotografie.

Succede anche a voi?

Parliamone. Cominciamo da qui?

Buon Anno, allora.


Pippo  Pappalardo
                                                 

                                                                                                                                     






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