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Sorpasso? Estote parati. Quindi, alla fine dell’anno,
avremo questo benedetto sorpasso? Non sapete di che si tratta?
Come, non ve ne siete accorti? Eppure l’avete provocato voi.
Voi ne siete stati i protagonisti, gli artefici. Quando arriverà il 2005, la
maggior parte delle macchine fotografiche che scrutano il mondo saranno
digitali. Ma questo lo sapevate già ed,
in fin dei conti, siete rimasti indifferenti alla notizia. Educati, come siete, a graduare
soluzioni ed esposizioni o comprendere la bontà di una pellicola, dei
nuovi procedimenti digitali, giustamente, avete colto le nuove risorse e
la praticità. E fin qui tutto bene, tutto
procede tranquillo. Gli studi statistici sulle
vendite ci rivelano, però, un altro dato sul quale occorre, e come,
riflettere. Una consistente fetta di
acquirenti, infatti, si avvicina per la prima volta alla fotografia
affascinata proprio dallo strumento nuovo. Di questa fetta fanno parte i
nostri figli, i nostri compagni, che fino ad oggi non hanno mai
apprezzato le scomodità che ci sobbarcavamo ed ora, invece, ci vengono
appresso con leggerezza e praticità. Di questa fetta fanno parte,
anche, i maghi dei computer che, ricchi di pixel e di files finalmente
diventano sempre più curiosi del nostro lavoro. Ed allora? Ed allora vi confido
dove voglio arrivare. Giungerà il momento in cui
incontreremo l’innocenza di questi occhi, la loro sincerità, o
ingenuità o santa ignoranza. E sarà il momento in cui,
inevitabilmente, ritorneranno le antiche domande di sempre: perché fai
questo, perché lo fai così, sei contento di ciò che hai fatto, ne
valeva la pena? In quel momento, cari “anaffini”,
dovremo essere preparati. Non per diffondere il “nuovo
verbo digitale” ma per utilizzare questa benedetta novità per una
rappresentazione nuova, che sappia sottrarre al reale quello di cui
abbiamo bisogno, che sappia aggiungere alla visione quel tanto che basta
a comunicare meglio. Salvaguardando sempre quel
quoziente artistico che in un mare di cose altrimenti
rappresentabili e documentabili ad esse si sottrae, come scoglio
insolubile, per darci il senso di un’operazione nuova. Guardiamo, quindi, ai nuovi
fotografi come a compagni d’avventura cui dobbiamo insegnare con umiltà
le regole del gioco. Col tempo ce ne renderanno
altre di regole e di risultati. Sarà, allora, il momento del
confronto e dell’arricchimento, il momento di capire che occorre,
necessita, continuare a ………. giocare. Pippo Pappalardo
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