FEBBRAIO  2004



 

                                                  Sorpasso? Estote parati.

Quindi, alla fine dell’anno, avremo questo benedetto sorpasso?

Non sapete di che si tratta? Come, non ve ne siete accorti?

Eppure l’avete provocato voi. Voi ne siete stati i protagonisti, gli artefici.

Quando arriverà il 2005, la maggior parte delle macchine fotografiche che scrutano il mondo saranno digitali.

Ma questo lo sapevate già ed, in fin dei conti, siete rimasti indifferenti alla notizia.

Educati, come siete, a graduare soluzioni ed esposizioni o comprendere la bontà di una pellicola, dei nuovi procedimenti digitali, giustamente, avete colto le nuove risorse e la praticità.

E fin qui tutto bene, tutto procede tranquillo.

Gli studi statistici sulle vendite ci rivelano, però, un altro dato sul quale occorre, e come, riflettere.

Una consistente fetta di acquirenti, infatti, si avvicina per la prima volta alla fotografia affascinata proprio dallo strumento nuovo.

Di questa fetta fanno parte i nostri figli, i nostri compagni, che fino ad oggi non hanno mai apprezzato le scomodità che ci sobbarcavamo ed ora, invece, ci vengono appresso con leggerezza e praticità.

Di questa fetta fanno parte, anche, i maghi dei computer che, ricchi di pixel e di files finalmente diventano sempre più curiosi del nostro lavoro.

Ed allora? Ed allora vi confido dove voglio arrivare.

Giungerà il momento in cui incontreremo l’innocenza di questi occhi, la loro sincerità, o ingenuità o santa ignoranza.

E sarà il momento in cui, inevitabilmente, ritorneranno le antiche domande di sempre: perché fai questo, perché lo fai così, sei contento di ciò che hai fatto, ne valeva la pena?

In quel momento, cari “anaffini”, dovremo essere preparati.

Non per diffondere il “nuovo verbo digitale” ma per utilizzare questa benedetta novità per una rappresentazione nuova, che sappia sottrarre al reale quello di cui abbiamo bisogno, che sappia aggiungere alla visione quel tanto che basta a comunicare meglio.

Salvaguardando sempre quel quoziente artistico che in un mare di cose altrimenti  rappresentabili e documentabili ad esse si sottrae, come scoglio insolubile, per darci il senso di un’operazione nuova.

Guardiamo, quindi, ai nuovi fotografi come a compagni d’avventura cui dobbiamo insegnare con umiltà le regole del gioco.

Col tempo ce ne renderanno altre di regole e di risultati.

Sarà, allora, il momento del confronto e dell’arricchimento, il momento di capire che occorre, necessita, continuare a ………. giocare.

                                                                                                   Pippo Pappalardo

 






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