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Pare
che la domanda non sia tanto peregrina se, per rispondere, hanno attinto
(e che altro si poteva fare) a tutto lo scibile fotografico. E ci si
sono provati in tanti, e che “tanti”! Per
nostra soddisfazione Roberta Valtorta ha opportunamente raccolto i vari
contributi in un accurato libro, edito da Lupetti nell’ambito delle
iniziative editoriali del Museo di Fotografia Contemporanea –
Cinisello Balsamo – Provincia di Milano, ed io vi invito a fare il
vostro …dovere. Tutti
gli interventi che troverete, dotti quanto approfonditi, rivolti
all’analisi del mutamento di identità della fotografia nel momento
contemporaneo, della sua collocazione tra le arti e della sua
trasformazione tecnologica, hanno in comune un’esposizione
appassionata, un articolato argomentare dove si tocca con mano
l’affetto, e via diciamolo, l’amore verso la fotografia e tutto ciò
che la medesima ha rappresentato. Sono
interventi precisi, acuti - come tutte le cose che riguardano
l’identità della fotografia avrebbe detto Sciascia - pertinenti nei
contenuti e nelle riflessioni quanto “impertinenti” nelle
considerazioni finali. Considerazioni
dove, a sua volta, riappare quel legame affettuoso e riconoscente verso
l’esperienza fotografica che tanto mi ha stupito. Leggete,
allora, questo libro che giunge in un momento di difficoltà per la
nostra fotografia fotoamatoriale sorpresa dall’evoluzione tecnica
dello strumento e dal controverso procedere del sistema delle cosiddette
arti visive. Così
come gli autori (e cito soltanto quelli che conosco direttamente come
Vaccari, Grazioli, Wolf, Visser, G. Mora, Signorini, Devin, Di Bello),
proviamo anche noi a muovere le nostre riflessioni con animo grato
all’invenzione fatale. Non
fosse altro che per salvaguardare i “giorni buoni” che abbiamo
passato insieme e che intendiamo rivivere già domani. Ed
anche perché, per noi anaffini,
“il punto non è se questo strano, fragile, onnipresente medium sia contemporaneo, ma in quali modi contemporanei noi, le
persone che lo amiamo, che lo studiamo, che lo utilizziamo, ci
avviciniamo ad esso e lo guardiamo” (Visser – Un
vecchio sogno da guardare con
occhi contemporanei). E
questa è una buona risposta (oltre che una sfida).
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