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Datemi
da bere! Ho sete. Le sue immagini sono così a
disposizione dei nostri sguardi, prima, dei nostri intelletti, poi, dei
nostri cuori e delle nostre tasche, dopo ed infine. Oppure possiamo dire così: le
fotografie di Franca sono immagini che parlano di sete ma che non ti
raschiano in gola; piuttosto ti si piantano dentro ed attendono che
qualcosa di liquido sgorghi da te per innaffiarle un po’. Una lacrima, un po’ di
sudore, qualche sacrificio, magari pensando che per cacciare via la pipì
abbiamo consumato dieci litri di squisitissima acqua! Chiedendoci il perché di
questo stato di cose, parliamo del tempo libero che non c’è più, del
diluvio d’immagini che ci ha travolto, delle macchine diventate troppo
“fai da te” ed altre cazzate - scusatemi ma è così -. Poi, una di noi, più brava di
noi, perché sensibile, perché in grado di ascoltare il bisogno, forse
perché in ascolto, forse perché bella dentro, guarda fuori di sé,
s’immerge dentro la bellezza offesa, e riprende il desiderio di
un’acqua nuova come tante donne prima di lei, prima ancora di tanti
uomini. E ci riconcilia con la fotografia, con quella fatta
dagli uomini per gli uomini. Gli amici di Franca, i nostri
amici, cantano di sete d’acqua vera. E noi di cosa abbiamo sete?
Vogliamo cantare? Nei bidoni che Franca ha
immaginato e costruito per noi, stanno immagini eloquenti fino
all’orlo, che spingono a non sognare laghi su Marte o piscine nel
giardino di casa nostra. Ci sono fotografie come
messaggi, come inviti, come bicchieri da riempire insieme, come un …..
fiume da fabbricare, se è vero, come ci dicono, che dall’acqua viene
la vita, che nell’acqua siamo nati e rinati.
Pippo Pappalardo
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