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" Prossime (e)lezioni " “Avevo
la netta sensazione di stare alla Presidenza di qualcosa. Qualcosa che
somigliava alla solita Giuria fotografica. Eppure, avvertivo che non era
proprio così. Sopra
un tavolo, dentro una stanza che mi ricordava un’aula scolastica,
davanti a me, ma anche dinanzi ad altre persone, uomini e donne,
decisamente più giovani, stava un’urna sigillata. Tutti
la guardavamo con rispetto e sussiego ancorché personalmente non ne
conoscevo il contenuto. Eppure
io stesso stavo dando, con toni assai formali, l’ordine di spezzare i
sigilli, aprire il coperchio e farne uscire il contenuto. Con
mia meraviglia e stupore (ma perchè mai? aspettavo qualcosa d’altro?)
dalla scatola precipitavano
sulla superficie del tavolo un numero imprecisato di fotografie. Una
signorina assai gentile, intanto, cominciava a contarle e riscontrarle
su un registro; un altro signore, con attenzione ma anche con un certo
timore di sbagliare, ne controllava la regolarità di timbri e
sottoscrizioni. Io
stesso sollecitavo d’iniziare lo scrutinio ma, in effetti, non sapevo
che cosa si dovesse scrutinare. Magicamente,
però, ogni fotografia andava a finire dentro una scatola dopo essere
stata puntigliosamente controllata da tutti i presenti. Per
capirci qualcosa scrutavo, allora, i contenuti dei mucchietti ed
ascoltavo con attenzione le poche frasi
che sentivo pronunciare: “Lista Chiarezza”, “Lista
Contenuti Reali”, “Lista Tutto A Fuoco”, “Lista Bianco Nero”,
“Lista Guardiamoci Negli Occhi”, “Lista Oltre …”. Forse,
cominciavo a capire. E per capire ancora di più, decidevo allora di
penetrare il significato, il soggetto, la tecnica e la forma di ogni
fotografia. Ma
così facendo provavo una sensazione strana: se guardavo tutte le
immagini nel loro insieme non capivo nulla e se mi soffermavo soltanto
su una di esse diventavo triste. Qualcuno,
non so il perché, cominciò a contestare la mia funzione. A mia volta,
chiedevo con forza che si prendessero in considerazione le schede ….
chiedo scusa … le fotografie “bianche” e che non si giudicassero
“nulle” quelle elaborate in digitale. Qualcun
altro, e sempre senza che io ne capissi il perché, disse che non ero
capace di presiedere alcunché e potevo provocare solo danno. Una
ragazza mi guardò con compassione e, poi, telefonò addirittura in
Prefettura affinché qualcuno provvedesse a sostituirmi. Intanto,
turbato, uscivo dal ….
sogno e, rassicurato, cercavo nel cassetto del vecchio comodino
di sempre un fazzoletto per asciugarmi il sudore che mi bagnava la
fronte.
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