APRILE  2005



" Prossime (e)lezioni "

“Avevo la netta sensazione di stare alla Presidenza di qualcosa. Qualcosa che somigliava alla solita Giuria fotografica. Eppure, avvertivo che non era proprio così.

Sopra un tavolo, dentro una stanza che mi ricordava un’aula scolastica, davanti a me, ma anche dinanzi ad altre persone, uomini e donne, decisamente più giovani, stava un’urna sigillata.

Tutti la guardavamo con rispetto e sussiego ancorché personalmente non ne conoscevo il contenuto.

Eppure io stesso stavo dando, con toni assai formali, l’ordine di spezzare i sigilli, aprire il coperchio e farne uscire il contenuto.

Con mia meraviglia e stupore (ma perchè mai? aspettavo qualcosa d’altro?) dalla scatola  precipitavano sulla superficie del tavolo un numero imprecisato di fotografie.

Una signorina assai gentile, intanto, cominciava a contarle e riscontrarle su un registro; un altro signore, con attenzione ma anche con un certo timore di sbagliare, ne controllava la regolarità di timbri e sottoscrizioni.

Io stesso sollecitavo d’iniziare lo scrutinio ma, in effetti, non sapevo che cosa si dovesse scrutinare.

Magicamente, però, ogni fotografia andava a finire dentro una scatola dopo essere stata puntigliosamente controllata da tutti i presenti.

Per capirci qualcosa scrutavo, allora, i contenuti dei mucchietti ed ascoltavo con attenzione le poche frasi  che sentivo pronunciare: “Lista Chiarezza”, “Lista Contenuti Reali”, “Lista Tutto A Fuoco”, “Lista Bianco Nero”, “Lista Guardiamoci Negli Occhi”, “Lista Oltre …”.

Forse, cominciavo a capire. E per capire ancora di più, decidevo allora di penetrare il significato, il soggetto, la tecnica e la forma di ogni fotografia.

Ma così facendo provavo una sensazione strana: se guardavo tutte le immagini nel loro insieme non capivo nulla e se mi soffermavo soltanto su una di esse diventavo triste.

Qualcuno, non so il perché, cominciò a contestare la mia funzione. A mia volta, chiedevo con forza che si prendessero in considerazione le schede …. chiedo scusa … le fotografie “bianche” e che non si giudicassero “nulle” quelle elaborate in digitale.

Qualcun altro, e sempre senza che io ne capissi il perché, disse che non ero capace di presiedere alcunché e potevo provocare solo danno.

Una ragazza mi guardò con compassione e, poi, telefonò addirittura in Prefettura affinché qualcuno provvedesse a sostituirmi.

Intanto, turbato, uscivo dal  ….  sogno e, rassicurato, cercavo nel cassetto del vecchio comodino di sempre un fazzoletto per asciugarmi il sudore che mi bagnava la fronte.

Uno strano sogno, mi chiedevo, o un Pesce d’Aprile?”.


Pippo  Pappalardo
                                                 
                                                                                                                                     






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