MAGGIO  2005



 " Immaginare la Costituzione "

 Il venticinque d’aprile è gia trascorso, non senza polemiche e non senza contrapposizioni.

Ci accingiamo, adesso, a festeggiare il Primo Maggio, Festa del lavoro, e ritengo che si cercheranno ancora occasioni per polemizzare, imporre il proprio pensiero, sopraffare.

Penso, intanto, alla nostra Costituzione, che nessuno legge e che pur ci governa tutti.

Penso ai suoi anni di vita, alla sua vicenda reale ed alla sua storia formale.

L’ho studiata a lungo, anche per la mia tesi di laurea ed ho avuto occasione di conoscere qualcuno di quelli che l’hanno scritta. Ho giurato, ben due volte, di rispettarla.

Illustrandola in qualche seminario di studio mi sono commosso leggendone gli articoli.

Da un po’ di tempo, invece, provo qualche paura.

Ricordo che per i cinquant’anni della sua nascita, a Modena, qualcuno pensò di coinvolgere i fotografi per tentare, con un approccio diverso, una sua maggiore conoscenza e diffusione.

Apparve subito evidente la difficoltà di dare visione e rappresentazione a principi ed istituti che riteniamo di conoscere da sempre e che invece pratichiamo solo “formalmente” e senza un’intensa consapevolezza.

Per i fotografi scelti fu relativamente facile isolare parole come democrazia, famiglia, lavoro, libertà, pace, popolo, solidarietà, uguaglianza.

Difficile si rivelò la loro rappresentazione o almeno quella schietta, immediata, sincera, naturale, emblematica.

Ed immaginare la Costituzione, pensarla fotograficamente e, quindi, incontrarla nella vita e nella storia quotidiana degli italiani, divenne una sfida. Ma anche un gioco.

Si cercò allora (e divenne un bel libro della Leonardo Arte) di trovare lo spazio ed il tempo fotografico per accogliere quella visione della nostra Costituzione capace di evocare l’immagine latente di libertà, di pace, di solidarietà, che deve già esistere nella superficie sensibile della nostra anima per potere essere rivelata.

Quasi a dire che si può fotografare quel che esiste, per confermarne l’esistenza.

Non quindi fotografare per denuncia, per evidenziare una mancanza ma per dire che questa benedetta Costituzione esiste davvero perché la vediamo, ci crediamo, ci ritroviamo.

Quel libro fotografico, come tutte le cose della fotografia, ebbe il successo di qualche giorno.

Intanto le nostre fotografie, quelle per le quali pretendiamo più tempo, che cosa riconoscono? Possono servire a ridurre le polemiche e le contrapposizioni, ad evitare stupide sopraffazioni e testimoniare, testimoniare, testimoniare?


                                                                          Pippo  Pappalardo
                                                 
                                                                                                                                     






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