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In collaborazione con l’amico Sebastiano Favitta, in Caltagirone, presso il Museo Provinciale della Fotografia, in occasione della Settimana Internazionale dei Musei, ho ripreso l’ottimo esempio dell’Archivio Fotografico Toscano di Prato ed ho provato ad allestire un percorso espositivo che ricostruisse la presenza – risultata, poi, costante nel tempo - del libro fotografico come prodotto culturale e degli sforzi per far crescere un’editoria di buona qualità per la fotografia. Ho selezionato circa centocinquanta titoli, non trascurando volutamente alcun genere librario, spaziando dal manuale all’antologia, dalla monografia al saggio, dall’album turistico a quello salottiero, dalla dispensa in edicola al raffinato catalogo: tra le tante cose interessanti che ho scoperto mi sono accorto che stavo costruendo la storia fotografica del tempo e dello spazio che ho vissuto. La Roma di Klein come la Milano di De Biase, la Palermo di Sellerio come la Venezia di Berengo Gardin, l’Umbria di Roiter come il Po’ di Strand sono stati, in effetti, le icone dello spazio dove ho riconosciuto la mia infanzia. E quando l’onestà di quelle immagini ha incontrato le ansie della giovinezza ecco Lotti ed il degrado lagunare, ecco Berengo e lo stato dei manicomi, ecco la Carmi ed il mondo “diverso” dei travestiti, ecco Scianna ed il “racconto” della storia. E quindi, quasi un’epifania, Ghirri e la volontà di ri-chiamare tutte le cose per nome, per vederle ancora una volta, e quindi Giacomelli per dialogare ancora, e drammaticamente, sulle umane speranze. Ho riletto, allora, i risvolti di copertina dei tanti libri in esposizione ed in essi le tante risoluzioni editoriali con gli intenti migliori per cercare attraverso la fotografia le possibili risposte alle nostre domande di sempre. La tentazione, allora, si è affacciata forte e corrompente: passare l’estate immerso in queste beate letture o tornare all’amata Nikon per affacciarmi alla visione nuova? Non so perché ma mi sono ricordato d’un verso di Brecht che, tanto tempo fa, appuntai sul retro del mio libretto universitario: … i seni delle ragazze sono caldi come prima, ma i discorsi dell’imbianchino mi spingono al tavolo da lavoro”. I libri sono tornati in biblioteca ed io sono di nuovo sulla strada
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