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Per
una vacanza nuova
Se questo mini editoriale vi troverà su una spiaggia o su
un sentiero di montagna, a scrutare le stelle o a sorprendere l’alba,
spero che vi trovi ancora interessati a guardare il mondo, ad
intercettarne il suo quotidiano bisogno di carezze, d’attenzioni, di
rispetto.
Spero che la forma che avete dato al vostro “vedere” sia
sempre motivata dalla necessità di compiere il vostro gesto fotografico
e sia determinata dal sincero desiderio di rappresentare qualcosa che da
tempo meditate, confrontate, verificate, amate, magari soffrite.
Spero che in autunno, quando avremo decantato le nostre visioni,
separando il frutto della buona vista dall’accidentale e frettoloso
sguardo, affiori una sequenza nuova, un nuovo portfolio, una nuova
immagine. Ma, vi raccomando, che siano nuovi e non soltanto moderni.
Non affatichiamoci, pertanto, per delle cartoline che potremo
comprare ovunque; non inseguiamo fascini esotici dimenticando le quiete
bellezze accanto alla nostra porta; piuttosto ritorniamo sui nostri
passi per capire dove siano andati a finire o da dove dobbiamo
incominciare.
Che sia la “nostra” una vacanza da svuotare piuttosto che da
riempire cosicché, svuotati del molto e del più, rimanga spazio per il
diverso, il differente, il sorprendente, l’affascinante come la luce
d’ogni giorno così semplice da far nuove tutte le cose.
E così vivere una vacanza per imparare un modo di guardare, cioè
di essere al mondo.
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